Rapporto Censis 2009

18 Giu, 2013

Se l’economia mondiale naviga ancora in uno stato di diffusa preoccupazione, per le diagnosi rilasciate dagli economisti sulle conseguenze di quella che è stata definita come la crisi più grave dopo i fatti del 1929, l’Italia avrebbe i motivi per non essere travolta da una psicosi globale. Quanto emerge dalla lettura dell’annuale Rapporto Censis, evidenzia infatti la solidità di alcuni “strumenti” in possesso della società italiana. I quali permetterebbero alla sua popolazione, secondo quanto sostenuto dal Prof. Giuseppe De Rita, Segretario Nazionale del Censis, di vivere con maggiore distensione il dramma economico-finanziario che sta spaventando il pianeta. D’altronde è ormai noto che all’interno di un’economia prevalentemente globalizzata come quella attuale, quanto accaduto oltre oceano potesse avere ripercussioni anche nel Vecchio Continente. Questo però, ed è quello che sostiene anche il Censis, non significa che l’Italia non abbia i mezzi per farvi fronte. L’incontro organizzato dall’Associazione Ex alunni dell’ Istituto “Massimiliano Massimo” di Roma presso il palazzo della Civiltà Cattolica, ha avuto come fine quello di leggere ai presenti, come ogni anno, la consueta fotografia del Paese, scattata dal Censis. Relatori dell’evento, oltre il già citato Prof. Giuseppe De Rita, il Presidente delle Acli, Andrea Oliviero, e Padre Luciano Larivera, scrittore della Civiltà Cattolica. In apertura, come sempre, il saluto di Padre Antonio Spadaro, il quale ha voluto ricordare l’importanza del ciclo di incontri “La sfida e l’Esperienza” organizzato dall’associazione “Ex Alunni” in collaborazione con Lega Missionaria Studenti, Civiltà Cattolica, Laikos e Comunità di Vita Cristiana. La finalità degli incontri, ricordata dallo stesso Spadaro, è quella di promuovere il dialogo tra le diverse generazioni, nell’elaborazione di temi proposti dal Comitato Scientifico ma di assoluta attualità. Tra i quali, anche la relazione annuale del Censis, esposta dal prof. Giuseppe De Rita. Il quale ha voluto iniziare il suo discorso, ricordando le profetiche ammissioni del Censis, sulla solidità del sistema italiano, oggi riconosciuta diffusamente. “ Mi trovo nella strana situazione di avere avuto ragione” ha esordito De Rita, “ vedendo che il tipo di lettura data dal Censis porta ad un sistema solido, come quello italiano. Oggi anche il ministro Tremonti ammette che il sistema italiano è solido.” La disamina è proseguita poi nell’analisi della società italiana e delle sue attenzioni. Come l’economia reale, basata su una produzione prevalentemente manufatturiera. “ Gli italiani hanno sempre avuto a cuore l’economia reale” ha puntualizzato De Rita, “ costruita tradizionalmente dall’industria dei manu fatti.” Così come il modello familiare che, sottolineato dal Segretario Generale del Censis, costituisce la base dei consumi, ma soprattutto dei risparmi. Nel caso italiano, tra i più elevati al mondo. Un cenno è stato poi rivolto alla possibilità di una metamorfosi culturale, pari a quella avvenuta negli anni ’50. “ Oggi” ha proseguito De Rita “sulla base del modello descritto c’è bisogno di un’altra metamorfosi. L’individualismo sfrenato ormai non ha più nulla da conquistare. E bisogna fare in modo che quella che venne chiamata la poltiglia antropologica, non diventi sempre più tale.” Proseguendo nel riconoscere il ruolo emergente delle donne e degli immigrati, il sociologo si è espresso molto chiaramente, prevedendo che “ i prossimi anni saranno i loro.” Da ultimo uno sguardo ai problemi del Mezzogiorno. “ Esiste purtroppo soprattutto nel Sud del Paese un numero sempre crescente di pendolari che moltiplicano il traffico.” Dopo De Rita, la parola è passata al Presidente delle Acli, Andrea Oliviero. Il quale, come chi lo ha preceduto, ha voluto esporre la sua diagnosi della società italiana; individuando nella mancanza di strategia e nella scarsa percezione del cambiamento, due attuali difetti presenti nella penisola italiana. “ L’Italia” secondo Oliviero faticherebbe “a trovare una strategia”, lamentando una seria difficoltà a percepire lo straniero non come opportunità di crescita, bensì come un problema. Secondo il Presidente delle Acli, sarebbe urgente la necessità di ripensare il sistema delle tutele, alla base del quale ci sarebbe quella solidità, dichiarata in precedenza dallo stesso De Rita. “ La crescita del welfare” ha detto Oliviero “ è parallela alla democrazia. Serve un modello che accompagni i cittadini all’investimento. Questo sistema non può essere soltanto un costo, ma deve essere interpretato esso stesso come un grande investimento.” Un pensiero poi, per i giovani, futuro Paese. “ Se lo Stato scommettesse su di loro, si sentirebbero stimolati.” L’ultimo a parlare, ma non per importanza, Padre Larivera, della Civiltà Cattolica, la storica rivista dei Padri Gesuiti. Un’analisi la sua, che ha richiamato esplicitamente alle parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Napolitano nel discorso di fine anno, riguardanti la “ paura degli italiani.” La quale anche secondo Padre Larivera, “ sarebbe pericolosa, se divenisse cronica.” Il gesuita ha voluto ricordare, a questo proposito, le parole di Sant’Ignazio di Loyola, secondo le quali sarebbe utile per l’individuo una riconciliazione con i propri dubbi, a patto che essi non siano superflui. “ Se i dubbi sono fondati possono anche essere sostenuti, altrimenti devono al contrario essere eliminati.” 

Simone Nastasi

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